"No - ha dichiarato, serio, il "premier" Renzi - io non andrò a Cernobbio".
Beh, certo, dopo avere definito gli industriali italiani con un crescendo che, partito da uno sprezzante "loro", è proseguito con "i soliti noti", "quelli dei salotti buoni", "quelli che storcono il naso dopo avere rovinato l'Italia", avrebbe potuto essere rischioso fare anche una capatina all'annuale tradizionale "Forum della Confindustria". Niente Cernobbio per la prima volta, quindi, per un Presidente del Consiglio. Ma sarà un bene? Dal punto di vista della coerenza pura, certamente sì. Dal punto di vista dei rapporti con una categoria che, in ogni caso, ha un ruolo determinante nell'economia del Paese, certamente no. Perché, anzi, un confronto - magari anche un nuovo scontro - sulla situazione e sui problemi attuali non sarebbe stato, sicuramente, improduttivo. O, perlomeno, del tutto inutile. Mancanza di coraggio, dunque, e di volontà di confronto. Peccato. Cernobbio sarebbe valso bene una messa cantata. Anche se con qualche probabile fischio.
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