"Sono Shirley Sotloff - aveva scritto sei giorni fa, al califfo dello Stato islamico Abu Bakr al Bagdadi, la mamma del reporter americano Steven - mio figlio è vostro prigioniero. E' un giornalista che si è recato in Medioriente per documentare le sofferenze dei musulmani nelle mani dei tiranni. Steven è un figlio, un fratello, un nipote leale e generoso. Un uomo onorevole che ha sempre cercato di aiutare i più deboli. Come madre chiedo alla vostra giustizia di essere misericordiosa e di non punire mio figlio a causa di questioni su cui non ha alcun controllo. Vi chiedo esercitare la vostra autorità per risparmiare la sua vita, seguendo l'esempio del profeta Muhammad che ha sempre protetto il "popolo del Libro". Chiedo quello che chiede ogni madre: vivere per vedere i figli dei suoi figli. Vi supplico di concedermelo".
Una lettera toccante che non ha minimamente toccato, però, gli jihadisti i quali asseriscono di agire in nome del profeta Muhammad e la cui giustizia si è rivelata, fin dall'inizio, tutt'altro che misericordiosa. Steven Sotloff è stato ferocemente decapitato, infatti, nel più assoluto disprezzo dell'amore disperato di sua madre e del "Libro" del profeta Muhammad. Da innocente. Da uomo buono. Colpevole, soltanto, di essere un cittadino di Barak Obama.
.

Nessun commento:
Posta un commento