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"Fatti e misfatti" è una puntuale selezione di episodi e di protagonisti che in Italia - ma anche nel resto del mondo - si sono distinti, si stanno distinguendo o si distingueranno "in modo particolare" e che tuttavia sono stati, sono e saranno troppo spesso ignorati o sottovalutati dagli organi di informazione. Pane al pane, senza alcuna appartenenza politica, con il solo referente della verità. Una verità che potrà essere velata di una profonda amarezza o sostenuta da una feroce ironia, mai però intrisa di facile qualunquismo.

lunedì 7 luglio 2014

Incredibile Felice

"Il collega Diego Marmo - ha dichiarato, al "Velino", il pubblico ministero ora in pensione Felice Di Persia - sbaglia a scusarsi per quella sentenza che contribuimmo ad emettere nei confronti di Enzo Tortora... Non ci furono errori giudiziari di magistrati i quali, infatti, hanno invece onorato la Magistratura con la loro carriera quarantennale".
Una cosa è vera: sia Diego Marmo sia Felice Di Persia, dopo quella vergognosa condanna di Enzo Tortora, non sono stati disonorati dal Consiglio superiore della magistratura, ma, anzi, sono stati premiati con una brillante carriera. Per il resto, però, il pubblico ministero ora in pensione Felice Di Persia avrebbe potuto cogliere l'occasione per seguire, invece, il pur tardivo comportamento del collega Diego Marmo. O, perlomeno, per continuare a stare zitto. A tenersi dentro la sua incredibile autostima e la sua ancor più incredibile arroganza.
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La buona volontà di Salvatore Girone e quella cattiva del Governo italiano

"Salvatore Girone, uno dei due  nostri "marò"  detenuti illegalmente in India da due anni e mezzo - sostenuti gli esami in collegamento con l'istituto "Marconi" di Bari - è stato promosso perito tecnico con la votazione di 87/100".
Salvatorree Girone, dunque, è ora perito tecnico grazie alla sua buona volontà e alla sua costanza. Grazie alla cattiva volontà e alla costante inefficienza del Governo italiano, però, è sempre prigioniero - insieme con il suo collega Massimiliano Latorre  - delle autorità di Nuova Delhi.
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Quell'inchino preoccupante

"Durante la tradizionale processione - a Oppido Mamertino - alla statua della Madonna è stato fatto fare l'inchino sotto il balcone del vecchio capo-clan Giuseppe Mazzagatti, condannato all'ergastolo, ma ai domiciliari per motivi di salute".
I carabinieri, i quali rappresentavano le istituzioni dello Stato, per protesta hanno abbandonato, a quel punto, la processione. Ma nessuno si è turbato, nessuno ha applaudito, nessuno ha seguito il loro esempio. Come nessuno, dunque, ha tenuto in mente - e nel cuore - la recente coraggiosa scomunica di Papa Francesco ai mafiosi e la proposta avanzata dal vescovo Giuseppe Fiorini Morini di rinunciare ai padrini, in occasione delle Cresime, proprio per evitare che certi ecclesiastici padrini potessero identificarsi con certi padrini della mafia. L'episodio di Oppido Mamertino sta dunque a testimoniare, evidentemente, come la mafia continui ad essere sempre più forte sia dello dello Stato sia della Chiesa.
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Falli

"Ci sono stati falli - ha detto su "Sky", durante la partita Brasile-Colombia, il commentatore Daniele Adani - più peggiori di questo".
E' vero. Quello suo, ad esempio, alla lingua italiana.
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domenica 6 luglio 2014

Il Giorgio sbagliato della "grillina"

"Se n'è andato Giorgio - ha scritto, sul Web del "Movimento 5 stelle", la responsabilee Deborah Billi - ma quello sbagliato".
Il Giorgio che se n'era andato era il grande Giorgio Faletti, ma per la "grillina" Deborah Billi il disappunto e la delusione è stata che, ad andarsene,  non fosse stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Alta scuola di Beppe. E nessun valore possono avere le scuse postume per quella frase indegna. "Voce dal sen fuggita - i versi del poeta - più richiamar non vale: non si trattien lo strale quando dall'arco uscì".
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Alessio A. e Marcello Dell'Utri

Il detenuto Alessio A. - su sua richiesta - aveva ottenuto, dal giudice di sorveglianza, il permesso di poter ricevere in lettura due libri di Isabel Allende. Trascorsi due mesi, però, niente libri e lui, allora, ha inoltrato ricorso al Tar il quale, sostenenedo  non essere questione di sua competenza, ha rilanciato la palla all'Amministrazione carceraria".
Il detenuto Alessio A., a tutt'oggi, è ancora senza i due libri di Isabel Allende. Potrebbe forse minacciare, come fatto dal detenuto Marcello Dell'Utri al quale non volevano consegnare più libri da leggere, lo sciopero della fame. Ma, certo, Marcello Dell'Utri è Marcello Dell'Utri e lui è soltanto Alessio A. Di lui, cioè, potrebbero continuare ad infischiarsi. E lui, oltre a non ottenere i due libri, potrebbe pure morire di fame.
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In nome del Tar

Caterina B., la quale faceva credere di avere poteri speciali per dare aiuto e conforto al prossimo e imponeva addirittura le mani a pagamento, era da coinsiderarsi - secondo la Questura di Cuneo - solo una ciarlatana e, quindi, aveva ricevuto l'ordine di non continuare con la sua attività".
Il Tar del Piemonte, al quale Caterina B. si era rivolta sdegnata, ha dato però torto alla Questura di Cuneo, ha ritenuto la donna una brava e santa persona, l'ha riammessa a svolgere la sua attività. Caterina B., così, è di nuoovo, lì, a ricevere folle, ad imporre mani, a dare aiuto e conforto a pagamento. Anche se non in nome del Signore, in nome del Tar del Piemonte.
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Da "alé" a "op là"

"Giovanni Floris - è ormai ufficiale - ha lasciato la Rai e "Ballarò " per approdare a "La 7" che gli ha sottoscritto un contratto di quattro milioni per tre anni".
Giovanni Floris, così, dal milione e ottocentomila euro della Rai ai quattro milioni de "La 7". Da "alè" a "op là".
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giovedì 3 luglio 2014

Quirinale-Casa Bianca 3 a 0

"Casa Bianca: dipendenti 456, costo medio per dipendente 61 mila euro, stipendio massimo 126 mila euro, costo totale dei dipendenti 28 milioni circa. Quirinale: dipendenti 783 (più 327), costo medio per dipendente 146.232 euro (più 85 mila circa), stipendio massimo 300 mila euro (più 174 mila), costo totale dei dipendenti  114 milioni e 499 mila euro (più 86 milioni e mezzo circa)".
I dipendenti del Quirinale lavorano per un Paese più popolato e più potente economicamente e militarmente degli Stati Uniti d'America? Certamente no. Però - chissà perché - sono moltissimi di più e moltissimo di più guadagnano. Anche oggi, in tempi necessarie ristrettezze. Senza che nessuno se ne curi. E si dedichi a questo significativo confronto che dovrebbe farci arrossire di vergogna.
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Lista d'attesa per i "braccialetti elettronici"

"Per i "braccialetti elettronici" da far indossare ad una certa categoria di condannati agli arresti domiciliari - aveva ironizzato amaramente, quando ne furono acquistati duemila nel 2011, il vicecapo della Polizia, Francesco Cirillo - avremmo speso di meno, se fossimo andati dal gioielliere Bulgari".
Da allora ad oggi, in effetti, questi preziosi "braccialetti elettronici" sono andati così a ruba che non ce ne sono più a disposizione. Cosicché - come ha tenuto a far presente il capo della Polizia, Alessandro Pansa - quei condannati inviati, dai giudici, ai domiciliari con la misura cautelare del "braccialetto" non verranno più monitorati elettronicamente, ma solo (come una volta) dai controlli estemporanei delle oberate Forze dell'ordine. Che cosa fare, allora? Appena un condannato con "braccialetto" finisce la sua pena, correre da lui, riprendersi l'aggeggio e andarlo ad applicare ad un altro condannato cui è stato assegnato dai giudici. Un'altra lista d'attesa, dunque. Come i malati con il Servizio sanitario nazionale. Incredibile Italia.
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Se a Pompei i guardiani non fanno la guardia...

"Nell'area archeologica di Pompei - ha narrato il redattore de "Il Giornale" Nino Matera - ho potuto fare incetta di reperti senza che nessuno se ne accorgesse".
Senza che nessuno se ne accorgesse, poi, il redattore Nino Matera ha rimesso tutti i reperti al loro posto e se n'è andato tranquillamente a scrivere il suo incredibile "reportage". Ma, allora, i guardiani non c'erano? E, se c'erano, dormivano? Chissà. Fatto sta che, sulla carta, i guardiani ci sono e sono 168 divisi in tre turni: 56 per ciascun turno con un orario di lavoro di 24 ore spalmate su cinque giorni. E con uno stipendio di 1.200 euro netti mensili più gli straordinari, i festivi e i compensi per progetti speciali o per conto terzi. Ma, oltre che sulla carta, stanno poi tutti anche nell'area archeologica? E, se ci stanno, non dormono? Stando all'inquietante "reportage" del redattore Nino Matera, sembrerebbe proprio di no. Qualcuno, allora, dovrebbe forse preoccuparsene. O no?
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Renzi e i pregiudicati

"Renzi, stamattina, sta incontrando il noto pregiudicato - si è rivolto ai giornalisti Beppe Grillo - ma non incontra noi".
Beppe Grillo, però, sapeva di dire cosa inesatta perché Renzi stava sì incontrando Berlusconi, ma avrebbe incontrato lunedi il "Movimento 5 stelle". E, se lunedi non dovesse incontrare un altro pregiudicato, sarebbe soltanto perché Beppe Grillo avrebbe deciso di non essere presente.
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Capello e Prandelli destini diversi

"Fabio Capello, tecnico della nazionale di calcio russa eliminata - ai mondiali del Brasile - addirittura nel girone di qualificazione, è stato convocato, per dare spiegazioni, addirittura dal Parlamento".
A Cesare Prandelli, tecnico della nazionale di calcio italiana eliminata nello stesso vergognoso modo, è andata molto meglio. Solo qualche buffetto da qualche critico e da qualche tifoso e amici come prima. Ma, forse, perché il Parlamento italiano, di questi tempi, è tutto preso dallo sforzo di qualificazione del "premier" Renzi.
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mercoledì 2 luglio 2014

Senza appalti. Tu no, ma io sì

"Al Palazzo di Giustizia di Milano - nel tempo - sono stati assegnati dodici milioni e mezzo di euro per consentirgli di essere all'avanguardia in occasione di un evento quale l' "Expo"".
Lodevolissima iniziativa. Peccato però che, per quanto riguarda l' "Expo", il Palazzo di Giustizia di Milano non abbia avuto scrupoli nel comportarsi, ma impunemente, come certi imprenditori, politici e faccendieri i quali ha indagato per avere assegnato lavori per milioni senza gare d'appalto e con accordi diretti. Come ad esempio - stando al "Giornale" - con "Telecom Italia" (per il "collagio strutturato" del Tribunale), con "Finmeccanica" attraverso la "Elseg" (per l' "evoluzione dei sistemi di gestione informatizzata dei registri della cognizione ordinaria delle esecuzioni civili"), con la "Guerrato" (per il "quadro di bassa tensione"), con la "Net Service" (per la cosiddetta "consolle del magistrato"). Legittimando così, ancora una volta, la domanda: "Chi controlla i controllori?" E, comunque, alla faccia della "legge uguale per tutti". Ma, forse, in ossequio all'indipendenza dei magistrati.
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Se è consentito godere della pensione della moglie che si è assassinata...

"Massimo Parlanti - il quale ha massacrato a calci e pugni sua moglie Beatrice Ballerini e poi l'ha uccisa strangolandola - sta scontando dodici anni di carcere".
Si potrebbe ritenere, dopo quell'omicidio selvaggio, troppo poco. La notizia, però, è un'altra. E' che il selvaggio omicida Massimo Parlanti, durante i suoi anni di carcere e anche per il resto della sua vita, percepirà il 60% della pensione maturata dalla sua povera moglie e i suoi figli - uno di otto e l'altro di dieci anni i quali ha fatto rimanere senza genitori - soltanto il 40%. "Sono le norme vigenti - è la spiegazione - non ci si può fare nulla". Certo non possono farci nulla il fruttivendolo del mercato, il giovane disoccupato, gli stessi impiegati costretti a rispettare anche le norme più ingiuste e più assurde. Potrebbero fare molto, invece, i parlamentari i quali siedono a Palazzo Madama e a Montecitorio o il "premier" Renzi il quale siede a Palazzo Chigi. Non occorrerebbero neppure troppo tempo, troppa applicazione e troppa concertazione - almeno si spera - per modificare quelle norme di cui stanno vergognosamente avvantaggiandosi Massimo Parlanti e tanti altri selvaggi come lui.
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