"Da quando i centri di smistamento di "Poste italiane" hanno cambiato gestore - è stato calcolato - dal 1° novembre scorso vi giacciono, in un caos pauroso, 1.200 tonnellate di missive e di pacchi in più rispetto alla precedente giacenza media".
Perché? Perché il nuovo gestore ha deciso condizioni di orario e di salario di gran lunga peggiori per i lavoratori e molti ne ha addirittura licenziati. E dire che il nome sociale del nuovo gestore è "Ph Facility". "Facility", evidentemente, nel mazziare i dipendenti, non nel distribuire la corrispondenza. Ma l'amministratore delegato di "Poste italiane s.p.a.", quel Massimo Sarmi il quale si porta a casa un compenso di 900 mila euro annui, non ha proprio alcunché da dire o, meglio, da intervenire? Forse perché i suoi 75 mila euro mensili gli vengono accreditati in bamca e non gli arrivano per posta. E le bollette dei pagamenti non gli arrivano in grave ritardo, con tutte le conseguenze di sanzioni e di interessi di mora, ma le ha tutte "domiciliate". Il Massimo, insomma, del menefreghismo. Quello, sì, a stretto giro di posta.
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