"Tasse, burocrazia, ma soprattutto mancanza di liquidità - la drammatica denuncia è dell'Associazione artigiani e piccola impresa (Cgia) di Mestre - stanno ormai spingendo al suicidio, ogni quattro giorni, un piccolo o medio imprenditore".
In compenso, però, sono i partiti a non soffrire di tasse, di burocrazia e, soprattutto, di liquidità. Perché le tasse non le pagano, la burocrazia con loro è mamma e non matrigna e, soprattutto, hanno le casse piene, visto che - di fronte alle spese effettivamente sostenute di 110.127.757 euro nella campagna elettorale, ad esempio, del 2008 - hanno ricevuto dallo Stato (cioè dai cittadini, compresi i piccoli e medi imprenditori) un contributo di ben 503.o94.381 euro: un di più, rispetto alle spese sostenute, di quasi 392.966.624 euro. Il che, in percentuale, fa un "surplus" (legittimo, per carità, ma perlomeno scandaloso) del 456%. Senza i soldi pubblici ai partiti - continuano ad ammonire in molti - la democrazia morirebbe. Verosimile. Ma per lo Stato non sarebbe giusto - oltre che conveniente - far vivere, insieme con la democrazia, anche la piccola e media imprenditoria?
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