Benvenuti

"Fatti e misfatti" è una puntuale selezione di episodi e di protagonisti che in Italia - ma anche nel resto del mondo - si sono distinti, si stanno distinguendo o si distingueranno "in modo particolare" e che tuttavia sono stati, sono e saranno troppo spesso ignorati o sottovalutati dagli organi di informazione. Pane al pane, senza alcuna appartenenza politica, con il solo referente della verità. Una verità che potrà essere velata di una profonda amarezza o sostenuta da una feroce ironia, mai però intrisa di facile qualunquismo.

venerdì 10 dicembre 2010

Calisto Tanzi, vergogna continua

"Calisto Tanzi - ha sentenziato il Tribunale di Parma - dovrà scontare diciotto anni di carcere per quel "crac" della "Parmalat" che ha economicamente rovinato, tra l'altro, 35 mila obbligazionisti e 2500 creditori".
Come ha reagito, a questa sentenza, Calisto Tanzi? Da strafottente. Perché se n'è lamentato affermando che non si sarebbe aspettato "tanta durezza". Ma anche perché se n'è lamentato sapendo benissimo che, abilmente sfruttando la sua età e gli acciacchi di chiunque quell'età abbia, di quei diciotto anni di carcere non farà nemmeno un giorno. Gli daranno sicuramente, dunque, i "domiciliari". Che per lui, oltretutto, saranno perfino dorati: una sua villa alle porte di Parma con tanto di parco, di campi da tennis, di piscina, perfino di una zona giochi dove potrà intrattenersi - da buon nonno - con i suoi nipotini. Non si farà e non gli si farà, insomma, mancare nulla. Con tanti saluti ai 37500 da lui truffati che, se magari avevano anche un solo appartementino, frutto dei loro faticosi risparmi, se lo sono dovuto vendere per colpa del suo "crac".
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La vernice del "fuori corso"

"Bologna 30 novembre 2010 - recita una didascalia su "Sette" del "Corriere della sera" di giovedi scorso - studenti "armati" di vernice rossa protestano contro il "Decreto Gelimini" sulla riforma universitaria".
Nella foto illustrata da questa didascalia, in primissimo piano, si vede però una persona di almeno 35 anni. Uno studente? Può anche darsi. Ma, allora, uno studente molto somaro. Perché sarebbe "fuori corso", già, da almeno dieci anni.
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Lamberto il superdotato

"Io - ha dichiarato con orgoglio il quasi ottantenne Lamberto Dini, già Direttore generale della Banca d'Italia, già Presidente del Consiglio, già Ministro degli Esteri e sempre disegnato dai vignettisti birichini come un simpatico anfibio bufo bufo - ho ancora, senza il minimo "aiutino", una intensa vita sessuale".
Felicitazioni e complimenti vivissimi. Anhe se viene legittimamente da chiedersi chi siano mai le fanciulle da favola che continuano a baciarlo nella speranza di trasformarlo in un principe giovane e bello.
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mercoledì 8 dicembre 2010

Se un magistrato agisce da politico...

"Il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia - è apparso in una locandina nelle strade di Bologna - darà un suo contributo alla manifestazione antiberlusconiana "Il dittatore del bunga bunga", programmata per venerdi 10 al "Paladozza" di Bologna, presenti Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Antonio Cornacchione, Vauro, Dario Fo ed altri".
Nulla da eccepire, chiaramente, sulla legittimità - ancorché spennellata di becero - della manifestazione antiberlusconiana. Molto da eccepire, invece, sul contributo del Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. Non perché questo suo contributo sarà rivolto contro l'immagine di Silvio Berlusconi: ognuno, anche se con inutile cattivo gusto, ha il sacrosanto diritto di avere le sue idee politiche. Ma perché, se di professione uno si sceglie l'imparzialità della Magistratura, non può contemporaneamente scegliersi la parzialità della Politica. Non può abbandonare la toga dell'arbitro "super partes" per scendere in campo, in più di una trasferta ormai, con la maglietta di una squadra clamorosamente sponsorizzata. E non perché sponsorizzata contro Berlusconi. Sarebbe stata la stessa azione inaccettabile, se il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, o qualsiasi altro magistrato fossero scesi in campo con la maglietta di squadre sponsorizzate contro Bersani, Vendola, Franceschini, Fini o Casini. Senza contare, poi, il grave sgarbo nei confronti di quel Capo dello Stato il quale, più di una volta, ha saggiamente richiamato proprio i magistrati ad evitare ogni sovraesposizione mediatica ed ogni pubblico clamoroso schieramento politico. In difesa soprattutto della loro autonomia, della loro credibilità e della loro rispettabilità. Ma si sa. Il Capo dello Stato e le sue sagge parole vengono esaltati, da troppi, quando fa strumentalmente comodo. E quando non fa strumentalmente comodo, "chissenefrega". Anche da parte - inaccettabile nell'inaccettabile - di certi tocchi e di certe toghe.
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Dopo i "voti di scambio" i "certificati di scambio"?

"Certo Silvio Balsamo - hanno riportato, a suo tempo, le cronache emiliane - è stato sorpreso a guidare l'auto, nonostante il contrassegno di invalidità, senza alcun ausilio necessario per i paraplegici. Non solo: gli è stato poi trovato, in casa, un video che lo ritraeva ballare una danza sfrenata".
Tutto qui? No. Perché certo Silvio Balsamo, morto nel frattempo nel gennaio scorso, non era un imbroglioncello qualsiasi, ma un mafioso imbroglione che sarebbe dovuto rimanere in carcere fino al 2023, ma che in carcere non aveva trascorso neppure un giorno perché il direttore del Dipartimento di riabilitazione della "Montecatone" di Imola gli aveva certificato una gravissima patologia spinale che gli impediva di muoversi e, quindi, non gli avrebbe consentito la detenzione. E che, dunque, non solo gli aveva permesso i più comodi domiciliari, ma anche una pensione e un contributo per l'accompagnamento. Di qui, accertato penalmente il tutto, l'accusa di "false attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria" e di "truffa aggravata ai danni dello Stato" finalmente mossa al compiacente direttore del Dipartimento di riabilitazione della "Montecatone" di Imola. Il quale, secondo giustizia, dovrebbe ora finire, a sua volta, in carcere. A meno che qualche "compare" del defunto Silvio Balsamo non intervenga falsamente a certificare, da parte sua, che il compiacente direttore non aveva agito di sua volontà, ma sotto la minaccia di una pistola mafiosa. Perché - come spesso succede anche nelle peggiori famiglie - una mano finisce spesso per lavare l'altra. Oppure perché magari, dopo la vecchia e consolidata pratica del "voto di scambio", sta nascendo la nuova pratica del "certificato di scambio". Alla faccia, come al solito, dell'Italia onesta.
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L'Ashton di Obama

"Cathy Ashton, alta rappresentante degli Affari esteri dell'Unione europea - ha tessuto entusiastiche lodi il Presidente Usa, Barak Obama, all'ultimo vertice della Nato - sta compiendo un lavoro davvero straordinario".
Il Presidente Usa Barak Obama ha, evidentemente, notizie segrete passategli da qualche 007 della Cia o da qualche funzionario di ambasciata. Quello che sanno tutti, infatti, è che Cathy Ashton, fino ad oggi, si è distinta, nel suo ruolo all'interno dell'Unione europea, per due azioni tutt'altro che encomiabili. La prima è quando, per i suoi uffici, ha scelto un palazzo con il fitto di un milione di euro al mese. La seconda è quando, mentre autorità responsabili di ogni organizzazione e di ogni Paese volavano ad Haiti distrutta dal terremoto, lei ha approfittato per volare a trascorrere qualche giorno nella sua dimora baronale nel Lancashire. "Noblesse oblige", certo, ma che c'azzeccano - come direbbe Tonino Di Pietro - le entusiastiche lodi del Presidente Usa Barak Obama?
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domenica 5 dicembre 2010

Uranio impoverito: già 189 soldati morti, nessun responsabile in carcere

"Sono arrivati a 189 i morti e a 2540 i malati - secondo i dati dell'Osservatorio dell'ex maresciallo Domenico Leggiero - tra i soldati che, nelle varie missioni all'estero, sono stati lasciati cinicamente a contatto con l'uranio impoverito sprigionatosi da bombe di aerei e da proiettili di cannoni".
Quasi 200 morti, dunque, e più di 2500 malati. Ma nemmeno uno - uno soltanto tra quanti hanno lasciato indifesi, troppo a lungo, i nostri soldati esposti all'uranio impoverito - nemmeno uno carcerato. Né tra certi alti comandi militari che a suo tempo, a differenza degli alti comandi militari di altri Paesi, non hanno preso alcun provvedimento. Né tra certi pur famosi esperti sanitari che, più di una volta chiamati ad esprimersi sul nesso uranio impoverito-malattie-morti, questo nesso hanno sentenziato non esserci. Con tanti saluti a tutti coloro i quali continuano a cianciare - dall'alto di scranni, di cattedre e di tribune - di una Giustizia giusta e di una madre Patria.
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Quel Carlo "Paperone" di Svizzera

"L'ingegner Carlo De Benedetti - ha fatto conoscere la rivista "Bilanz" - è, con il suo miliardo abbondante di euro, tra i dodici cittadini stranieri "new entry" nella classifica dei "Paperoni" svizzeri".
Applausi scroscianti, all'ingegner Carlo De Bendetti, per il suo eccezionale risultato personale che permette, all'Italia, di collocarsi in così ottima posizione nella classifica della "Paperopoli" elvetica. Resta, tuttavia, una curiosità da "Bar dello sport fiscale": su quel miliardo lì, l'ingegner Carlo De Benedetti, le tasse le paga allo Stato svizzero, allo Stato italiano o a nessuno dei due?
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Casinate

"La politica dei tagli praticata da TremoGiustificanti è stata sbagliatissima - ha dichiarato il segretario dell'Udc, Pierferdinando Casini - ma lui potrebbe fare il prossimo Presidente del Consiglio".
Ognuno, certo, è libero di dichiarare tutto quello che vuole. In questo caso, tuttavia, è come se il Pierferdy avesse ad esempio dichiarato: "Il professore di calcolo non sa fare neppure le addizioni e, però, facciamogli fare il preside della Facoltà di matematica". Il che, evidentemente, sarebbe una clamorosa contraddizione. Anzi, con tutto il rispetto, una emerita cavolata. A meno che il Pierferdy non ambisca a fare, nel suo trasognato Governo Tremonti, il ministro dell'Economia. E perché no? In effetti lui, anche se molto a modo suo, i numeri continua a mostrare di saperli dare.
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Nessun contributo alle "mutande nere"

"Macché contributo alla maratona - se n'è uscito, a Padova, il consigliere provinciale della "Lega" Pietro Giovannoni - tanto vincono sempre africani in mutande".
Bisogna capirlo: lui darebbe anche un miliardo, se a vincere la maratona di Padova fosse - invece che un africano in mutande - un leghista in canotta.
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giovedì 2 dicembre 2010

I conti di Pierferdy senza l'oste

"Pierferdinando Casini - hanno confidato alcuni esponenti dell'Udc - ha clamorosamente ignorato gli inviti della Chiesa a non favorire crisi politiche pericolose, ha confermato l' intenzione di presentare una sua mozione di sfiducia al Governo e sta continuando a lavorare per un'alleanza con Fini e Rutelli in vista, anche, di nuove imminenti elezioni".
Auguri, ci mancherebbe altro, al "duro" Pierferdinando Casini. Solo che lui, pur considerato uno dei politici più furbi su piazza, sembra non avere considerato che tutto è difficile, alle volte impossibile, senza avere fatto prima i conti con l'oste. Soprattutto con un oste, non certo da poco, di nome Santa Romana Chiesa. Chi darà i voti a Pierferdy, infatti, se non glieli daranno neppure preti, frati, suore e pie donne?
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La chiusura del "ponte"

"La Camera dei deputati - su richiesta dell'onorevole Bocchino subito accolta da tutti i gruppi parlamentari - rimarrà chiusa fino al 13 dicembre".
La motivazione addotta? Evitare scontri che potrebbero aprire una crisi prima dell'indispensabile approvazione della "finanziaria". La motivazione più verosimile? Andare a rilassarsi davanti a un caminetto acceso, castagne e buon vino accanto, per il "ponte dell'Immacolata". Tanto - si sa - l'Italia non ha problemi urgenti e seri. L'Italia, come il cielo, può attendere.
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Se Silvio è il migliore amico...

"Silvio Berlusconi - ha tenuto a dichiarare pubblicamente il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton - è il nostro migliore amico".
Può darsi pure che Hillary Clinton abbia parlato sinceramente. Allora, però, una domanda: se la diplomazia americana - "spiate Wikileaks" alla mano - ha dato di Silvio Berlusconi giudizi così negativi, sarà interessante leggere fino in fondo quali giudizi saranno stati dati ai peggiori nemici Usa.
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mercoledì 1 dicembre 2010

Pallonari e precari

"L'11 e il 12 dicembre - ha fatto sapere l'Associazione dei calciatori italiani - sciopereremo: non scenderemo in campo per giocare le partite".
Il motivo principale di questa decisione? I calciatori non vogliono essere più trasferiti ad altre società d'ufficio - senza, cioè, anche il loro consenso - pur avendo garantiti lo stesso stipendio, gli stessi premi e la stessa importanza della squadra che sono chiamati a lasciare. Come dire: "Inter, Milan, Juventus, Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina, Dio me le ha date, guai - se io non concordo - a chi me le tocca". E gli interessi delle società che li riempono d'oro? "Chissenefrega". Il che potrebbe essere anche condivisibile, se quello che i calciatori straviziati richiedono fosse già applicato per le altre categorie di lavoratori di gran lunga meno fortunati di loro. Non solo: se non ci fossero, soprattutto, migliaia e migliaia di giovani precari che - pur di avere un lavoro sicuro e, certo, tutt'altro che strapagato come quello loro - sarebbero disposti a trasferirsi perfino da Torino a Sgurgola, da Milano a Canicattì, da Roma a Codroipo. E allora, signori pallonari, buono sciopero e tanti auguri. Ma senza un minimo di comprensione e di solidarietà da parte di tutti quelli che in testa hanno il cervello e non una sfera di cuoio. E, in particolare, da parte di tutti quelli che, di lavoro, hanno ben altri problemi. Problemi seri. Problemi veri. Problemi, troppe volte, addirittura di sopravvivenza.

Crisi buone e crisi cattive

"Non bisogna mai sprecare - aveva detto, un anno fa, il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton - una buona crisi che può avere un impatto positivo sulla questione del clima".
Giusto. Ma la crisi piombata sugli Usa con le rivelazioni nei "files" di Wikileaks non è stata, purtroppo, una buona crisi. Non lo è stata, proprio, perché non ha avuto un impatto positivo sul clima, sul clima diplomatico Washington-resto del mondo. E allora, essendo stata tale, sarà ora interessante vedere in qual modo Hillary Clinton riuscirà a sprecarla. A gettarla nei bidoni-dimenticatoio. A disperderla in un difficile nulla.
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